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LA NASCITA DELL'EURO ANNUNCIA NUOVI ESPLOSIVI CONFLITTI INTERNAZIONALI DI CLASSE

Salvo improvvisi cataclismi (che non possono essere esclusi in assoluto), la nascita dell'euro, la moneta unica europea, è alle porte. L'Italia ne sarà parte fin da subito. I due "eventi" vengono celebrati dalle istituzioni, specie dalle forze dell'Ulivo, come eventi fausti per tutte le classi sociali. E' davvero così?

Un buon numero di lavoratori sembra crederlo, ed è per questo che ha tirato un respiro di sollievo quando ha saputo che l'Italia non sarà esclusa dal primo nucleo dei paesi fondatori. Non pochi tra loro sperano che l'unità europea possa quanto meno stabilizzare l'attuale condizione del salariato impedendone l'ulteriore (temuto) degrado. Non manca, però, soprattutto al Nord ed in particolare tra i proletari influenzati dalla Lega, il (giusto) presentimento che l'Europa unita porterà con sé nuovi sacrifici. Un solo elemento fa da collante (negativo) tra i diversi sentimenti presenti tra i lavoratori, ed è il concepire sé stessi, in ogni caso, come una coda della politica borghese. O di quella europeista, o di quella italiana, o di quella padana.

Invece, noi marxisti diciamo, innanzitutto ai proletari più coscienti: guai a rapportarci al processo di unificazione europea guardando solo alle questioni economiche e delegando alle istituzioni (del capitale) le questioni politiche. Dietro la nascita dell'euro c'è l'inasprimento mondiale della concorrenza e della centralizzazione dei capitali, c'è il riaccendersi della storica inimicizia tra Europa e America (il che significa, in prospettiva, una nuova guerra inter-imperialistica). E proprio la classe lavoratrice è il capro espiatorio destinato di simili processi. Possiamo sfuggire a questo destino solo rovesciando contro il capitalismo le sue esplosive contraddizioni, e per farlo dobbiamo ritrovare e riaffermare l'autonomia della nostra classe.

Perciò: né Europa, né Italia, né Padania (o... Ausonia), né America! Si tratta di altrettante bandiere politiche dei capitale, che la classe lavoratrice può abbracciare solo tradendo sé stessa. Rifiutiamo le nuove rinunce che ci si vuole imporre in nome dell'Europa. Rifiutiamo la concorrenza fratricida a cui ci spinge la borghesia. Centralizziamo le nostre forze intorno a un programma e ad una linea d'azione capaci di unire i proletari europei (e di tutti i paesi) nella lotta al sistema unitario che sempre più ci spreme e ci soffoca. Ieri con la lira, domani (se ci si arriverà) con l'euro, "simboli" e nomi diversi del medesimo sfruttamento e della medesima oppressione senza frontiere del capitale sul lavoro.

Lotta agli indirizzi anti-proletari di Maastricht, di Bruxelles, dei governi europei -in primo luogo dei "nostro" governo- e della costituenda Banca centrale europea!
Lotta contro il riemergere delle tendenze alla guerra imperialista!
Lotta contro le politiche scioviniste e social-scioviniste!
No all'europeismo, a maggior ragione se verniciato di "socia le" o di "popolare"!
No al nazionalismo anti-europeo (ed anti-tedesco), specialmente nel caso in cui l'Italia fosse scaricata dall'euro!
No al sub-nazionalismo padano, meridionalista, veneto e quant'altro!
Inesauribile tessitura dei fili e dei sentimenti unitari, a livello sindacate, politico, organizzativo, tra i proletari europei, e tra questi e il proletariato internazionale tutto, a cominciare dai proletari immigrati dal Terzo Mondo!
Internazionalismo proletario! Socialismo internazionale!

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